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    Ad Ilaria

    Ti ho trovata passeggiando al bordo d’un tavolino.Tondo: era chiaro che finivo nei tuoi occhi. E cosa dicevi? Scusa, nulla, permesso, ciao. Ti scansavi ancora prima di un incontro? Ma io – dicevi – sono a farlo accadere, l’incontro. Sono il luogo, come un tavolino, come una colonna, una foto sulla parete che si muove. La foto o la parete? facevo io. Cosa vuoi, dipende tutto dalla passeggiata.E io proseguivo per quel bordo di vetro lucido di un tavolino, senza arrivare mai. Ma ci esci mai da qui? pensavo. Sfuggente, sì, ma ci uscivi. Ti ho inseguita qualche volta, sulla cresta di parole cominciate, lasciate piano nell’aria tra schiume del…

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    La Buona Novella. Un concerto meditativo

    Con le canzoni di Fabrizio De Andrè ed altre parole essenziali, per vegliare contro la disumanità che avanza. Testi di Oscar Romero, Pepe Mujica, Berta Caceres, Mimmo Lucano, Cedric Herrou. Giacomo D’Alessandro / vocals, guitar, readingBenedetta Bollo / vocals, violinGigi Magnozzi / bassMattia Ciuffardi / drums La Buona Novella. Nella pietà che non cede al rancore Ideazione Giacomo D’Alessandro, con le canzoni di Fabrizio De André. Una produzione coloredelvento Prima esecuzione: giovedì 20 dicembre 2018 – SANTA MARIA DI CASTELLO, Centro Storico di GENOVA (loggiato superiore).

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    Fa paura una donna liberata

    “Fa paura una donna liberata” è la frase di inizio della narrazione di ‘Hagar la Schiava’, testo del poeta arabo Adonis adattato da un altro poeta, Giuseppe Conte, e portato in scena in Italia in prima nazionale al SUQ Festival di Genova conclusosi  a fine giugno. “Offesa, ebbe la forza di fuggire, disobbedire,/e poi, bandita, abbandonata,/ assetata, trovò l’acqua del pozzo che salvò lei e il figlio./ Una storia che parla della lacerazione del corpo di una donna,/ della sua sconfitta./ Una storia che parla della sua ribellione, della sua/ liberazione, della sua vittoria”. Hagar è la serva egiziana data ad Abramo perché potesse concepire una discendenza, essendo sua moglie Sara sterile. E’ la concubina di un profeta padre delle tre…

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    Cafè Jerusalem – Il Fatto Quotidiano.it

    “Quanto può essere invisibile una città agli occhi del mondo? E quanto può esserlo Gerusalemme, l’archetipo della città?” si chiede la giornalista e scrittrice Paola Caridi sul suo blog Invisible Arabs. E’ di una Gerusalemme nascosta che racconta il suo testo teatrale Café Jerusalem, in scena dal 18 al 22 marzo al Teatro Duse di Genova; nascosta perché “nascosti sono i suoi abitanti, le sue storie quotidiane, i passi sulle strade, la pioggia sulla pietra antica”. La città più mitizzata “è anche quella meno visibile”, “l’umanità dolente, gli sguardi, i ritmi religiosi e prosaici, indecifrabili ai più”. Paola Caridi i suoi 10 anni di vita e lavoro giornalistico nella città “santa” delle tre grandi religioni li…