Congo,  reportage

Missione Congo #5 – Il miraggio sulla frontiera

Il villaggio di Kilomoni, sul lago Tanganica, diventa ogni giorno più grande e popoloso. Si aggravano i bisogni primari non garantiti: sanità, scuola, energia, acqua potabile… Basta trascorrervi qualche giorno per toccare con mano il disagio. Il centro “Oasis” dei missionari saveriani cerca di mettere qualche pezza alle diffuse sofferenze della gente, a partire da un piccolo ospedale e da una casa per i bambini le cui madri sono morte durante il parto. I piccoli sono una trentina, e crescono in fretta. Entrambe le strutture avevano il problema della continuità di luce, energia e acqua, questo prima dell’installazione dei pannelli fotovoltaici.

Oggi la cisterna è sempre carica di 10.000 litri a disposizione della cittadinanza. E l’ospedale ha l’energia per essere continuamente operativo, tanto che si sta trasformando in clinica universitaria, dove possono formarsi le nuove generazioni di medici e infermieri. Da un lato, acqua sicura qui significa un’arma di contrasto alle frequenti epidemie di colera, e altre malattie che si diffondono con acqua infetta e provocano disidratazione, soprattutto nei bambini più vulnerabili. Dall’altro, prevenzione sanitaria significa attenzione a sofferenze troppo spesso trascurate, come gli oltre 60 bambini con il ginocchio valgo curati in 2 anni; o i casi sempre maggiori di infermità motrice cerebrale, che solitamente non ci sarebbero né la cultura né l’attrezzatura per diagnosticare. In collaborazione con i Frére de la Charité si cerca poi di seguire adolescenti e adulti con problemi psichiatrici.

Kilomoni è sulla sponda nord del Tanganica, vicino alla frontiera del Burundi, da sempre instabile e soggetta a travaso di profughi, a seconda di dove scoppiano i disordini. A Lusenda, sponda ovest, sorge ormai fisso un campo profughi di circa 20mila persone. Purtroppo la violenza c’è, e si ripete. I missionari non hanno mai desistito dal vivere qui, con e per la gente, insistendo sul bisogno di pace assoluta. Ma la guerra è un linguaggio da troppo tempo inculturato, e molti sono scettici che si possa vivere facendone a meno. “Ma la gente deve capire che con la pace si può avere tutto – spiega padre Paolo con enfasi. – E soprattutto eliminare il cancro della corruzione”.

“Com’è possibile – si chiedono ancora i missionari – che un paese grande 8 volte l’Italia, ma con soli 85 milioni di abitanti, pieno di ricchezze, sia in totale miseria da decenni?” La foresta equatoriale occupa il 75% del territorio congolese, rendendolo ricco di legname, acqua, suolo fertile, per non parlare delle materie prime nel sottosuolo. Proprio queste fanno gola all’Occidente capitalista. “I bianchi arrivano, corrompono le autorità locali e fanno quello che vogliono, portando via tutto a prezzi stracciati: coltan per l’industria degli smartphone, oro, cobalto…” che consentono ai mercati occidentali la vendita a prezzi sempre più accessibili e “un consumismo accelerato che non si fa il problema dello spreco”.

Ancora una volta la chiave è tentare di ripartire dai giovani, educandoli a valori diversi. La piccola casa “Mandeleo” accoglie bambini rifiutati dalle scuole perché non possono pagare la retta. Qui si aiutano anche i genitori a imparare a leggere e scrivere. Al centro Oasis si svolgono inoltre tante attività giovanili, dando spazio e stimolo alla comunità di condividere ed esprimere ogni giorno la propria vita in convivialità. “Vedere i bambini malnutriti fa veramente male, e nonostante non abbiano nulla, portano un sorriso che conquista: una volta che l’hai visto non te lo dimentichi più”.

(foto Giacomo D’Alessandro)


Reportage commissionato da SEVA for AFRICA onlus nel 2018

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.