Congo,  reportage

Missione Congo #2 – Una danza di polvere e fango

Scendi una delle rare strade asfaltate della città, tra fiumane di gente che trasporta cose. Poi l’asfalto si interrompe bruscamente, e la strada ritorna polvere rossa, fango dopo la pioggia. La gente non accenna a diminuire, al contrario si infittisce. Non sono bastati decenni di promesse elettorali a collegare con una strada decente l’immensa periferia popolare chiamata Panzi. Nell’area bassa, la parrocchia dei Saveriani è un cuore pulsante, nato solo quattro anni fa. Qui padre Nicola è un’istituzione, ma anche Roberto, vent’anni più giovane, non è da meno. Nella grande chiesa circolare col tetto di lamiera ogni domenica arrivano circa 6.000 persone. Ballano, cantano, si organizzano, celebrano la vita, la sofferenza ma anche la forza e la bellezza. Trovarsi in mezzo a loro mette i brividi. Sotto il vestito della festa tirato fuori lucido chissà da dove, si intravvedono le fatiche di un’umanità abbandonata. Che vive nel fango e nelle baracche, senza acqua, luce, fognature, strade. Sono le donne che ogni giorno trasportano a piedi enormi sacchi di carbone sulla schiena. I bambini mandati a prendere l’acqua in bidoni da 20 litri. Gli anziani acciaccati cui nessun servizio sociale facilita l’esistenza. I ragazzini che difficilmente potranno pagarsi la scuola secondaria, andando ad ingrossare le fila di chi non ha scelte per il futuro.

Tutti qui in parrocchia trovano delle opportunità. Grazie all’energia fotovoltaica una pompa tira su da 98 metri sotto terra migliaia di litri d’acqua potabile al giorno. Nella stagione secca – racconta Roberto – la fila per attingere ai rubinetti comincia alle 6 del mattino e si esaurisce alle 6 di sera. Ancora grazie all’energia sono stati costruiti e attivati due laboratori di falegnameria, uno per adulti e uno per il tirocinio degli studenti. Perché la formazione ed il lavoro sono un altro degli enormi problemi di Bukavu, insieme all’assenza totale di servizi primari. Anche dove arriva, la luce si spegne diverse volte al giorno. Grazie all’energia dei pannelli, la parrocchia non ha interruzioni di sorta né durante le messe e le attività formative, né la sera nell’abitazione. C’è persino un Centro Giovani per le attività sportive che richiama centinaia di bambini e ragazzi ad un contesto educativo che non potrebbero mai permettersi. I saveriani organizzano qui i centri estivi sul modello degli oratori italiani, offrendo un’alternativa ludica a migliaia di bambini durante la stagione secca.

Padre Nicola da decenni cerca di mettere insieme le diverse autorità civili e religiose su progetti mirati, in un contesto difficilissimo, terra di tutti e di nessuno, dove comanda la corruzione. Se grandi masse sono fuggite a vivere in città è a causa della guerra e della vulnerabilità dei villaggi, un inurbamento selvaggio senza piani regolatori e senza la presenza dello Stato. Eppure alcuni frutti sono germogliati. Tra gli alleati dei saveriani spicca il dottor Denis Mukwege, pastore protestante, insignito proprio nel 2018 del Premio Nobel per la Pace a merito del suo lavoro con le donne vittime di violenza sessuale. In tandem con il suo ospedale, di recente è nato il gruppo parrocchiale di mutuo aiuto per diabetici. “Il nostro è un impegno perché la dignità della persona sia riconosciuta, a partire dai bambini e dalle donne – dicono i missionari – Questo è un paese ricchissimo che potrebbe sfamare tutta l’Africa, e invece non sta a galla, affoga nelle contraddizioni. Noi dobbiamo lottare giorno dopo giorno per offrire una presa di coscienza e la rivendicazione di diritti e doveri. Solo così la nostra gente saprà renderlo un paese migliore”.

(foto Giacomo D’Alessandro)


Reportage commissionato da SEVA for AFRICA onlus nel 2018

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.