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Viaggio sociale in Calabria

Proprio non so da dove cominciare.
Cercavo questa inquadratura per raccontare una storia, i giorni scorsi, mentre aiutavamo un volontario storico a distribuire pacchi alimentari ai braccianti.

La piana di Gioia Tauro è ricchezza al vento, è bellezza violentata. Ne abbiamo viste decine di catapecchie che sarebbero splendide cascine alla toscana, immerse tra agrumi ed uliveti, dove invece son costretti a rifugiarsi i lavoratori africani sfruttati a 20 euro al giorno.
Lì, mentre avevamo davanti agli occhi l’ennesimo fallimento della nostra civiltà, brava a sfruttare e non ad accrescere, ho mangiato per la prima volta i mandarini direttamente dall’albero. Ho visto gli ulivi giganti che crescono soltanto qui prendere vita nei corpi fantastici degli Ent di tolkieniana memoria. E ho visto esseri umani vivere come animali, lavarsi all’aperto, sorridere nonostante.

Ancora una volta il tentativo di un “viaggio sociale” ha dato vita a giornate lunghe una settimana, a una settimana lunga un mese. Il Sud della Calabria, forse una delle zone più martoriate e depresse d’Italia, è stato una sfilza di incontri intensi, a tratti faticosi, spesso travolgenti. Davanti agli occhi la sfiducia totale. Davanti agli occhi la tenacia dei resistenti. Amicizia e gratuità dietro ogni angolo. E anche il peso di una speranza affievolita, spossata.

Rosarno, Riace, Reggio, l’Aspromonte.
Proprio non so da dove cominciare, troppo gonfio o troppo prosciugato. Contraddittorio, perché dove siamo stati “ogni cosa va con il suo contrario”.
C’è da raccontare ciò che sta succedendo, e che non sta succedendo, dieci anni dopo la rivolta di Rosarno e la bomba davanti alla Procura di Reggio. C’è l’abbraccio che abbiamo dato a Mimmo Lucano, sulla piazza di Riace. C’è la certezza dei progetti più validi, controcorrente, autentici che abbiamo intervistato. C’è tanto, tanto da riecheggiare, e un prossimo viaggio sociale – stavolta di gruppo – da organizzare.

Grazie a Don Pino Demasi e Sergio Sala sj per l’ospitalità e il supporto. Gli altri grazie saranno storie da raccontare giorno per giorno.


I braccianti di Rosarno

Questa non è un’emergenza.
È l’Italia normale che accettiamo ogni giorno.
Ovviamente una doccia.
Ovviamente un villaggio.
Ovviamente una camera da letto.
Ovviamente una spesa settimanale.
Sono solo alcune delle immagini di “ordinaria emarginazione” (cit. Pizzuti) che abbiamo incontrato a capodanno girando per la piana di Gioia Tauro, da cui provengono gli agrumi che gustiamo tutto l’inverno.
Grazie a don Pino Demasi e a Bartolo “papà Africa” siamo andati a visitare decine di case abbandonate dove alloggiano i braccianti stagionali africani che vengono impiegati nella raccolta del made in Italy. Ed è un vero e proprio Made in Italy il modo in cui sono costretti a vivere, mentre lavorano duramente.
Ma tranquilli, non è un’emergenza. Loro non sono noi, non ci riguardano. Vivono così da anni, basta leggere l’ottimo recente “Rosarno, la rivolta e dopo” di Mimmo Perrotta per farsi un’idea di questa normalità.
Come siamo bravi a perseguire la sicurezza, l’igiene, il decoro, il lavoro, la famiglia, i diritti umani. Una vera civiltà. E meno male che (non) votiamo e paghiamo dei governanti locali e nazionali, per ordinare i servizi primari del territorio e favorire la nostra economia.
La piana di Gioia Tauro come tutta questa parte della Calabria è uno scrigno di ricchezze ferite, di sorprese amare dentro una bellezza inesprimibile. Soffocata dalle locali, abbandonata dalla politica, svuotata della sua gente. Ma ci sono i solidali, ci sono le umanità autentiche, ci sono gli agricoltori sostenibili, ci sono gli eroi quotidiani e senza tempo.


Il Sentiero del Brigante

C’è un cammino speciale in Aspromonte, nel profondo sud italiano. Si chiama Sentiero del Brigante ed è nato nel 1985 da un gruppo di appassionati, stanchi di vedere la loro terra spopolarsi e diventare solo famigerata per i rapimenti e la criminalità organizzata.
Insomma, un cammino sociale a suo modo, per offrire un’esperienza diversa della montagna calabrese, della sua ricchissima storia, dei suoi paesaggi mozzafiato, della sua gente da scoprire.
A Capodanno siamo andati a farne qualche tappa, e abbiamo conosciuto Sandro, che da 30 anni se ne prende cura, oggi insieme a suo figlio Nicola.
Gli abbiamo chiesto un breve racconto di questa esperienza che può essere di ispirazione per un cammino appena nato come il nostro.
Ecco cosa ci ha detto.


Nel Villaggio Zervò

Nel cuore dell’Aspromonte c’è un luogo contraddittorio e affascinante come questa terra.
E’ il Villaggio Zervò, un ex sanatorio del Ventennio, poi comunità per tossicodipendenti, che oggi accoglie la sfida di don Benedetto Rustico, parroco a Oppido Mamertina nella piana di Gioia Tauro. L’enorme edificio a tre piani si staglia nella foresta di faggi e abeti, contornato da recinti, stalle e giardini. Con l’enorme sforzo che si può immaginare per una struttura così sproporzionata e vetusta, don Benedetto sta provando a impiantare stabilmente qui una comunità di riabilitazione per detenuti alle pene alternative o ex detenuti. Si chiama “Insieme per ripartire”, ed è la scommessa di riconciliare al lavoro, alle relazioni e alla cura del territorio persone che hanno affrontato anni di carcere.
Un’altra parte della casa è diventata ostello per gruppi ed escursionisti, con camere doppie e triple e un riscaldamento a legna – qui non ne manca – che alimenta i termosifoni. Dalle finestre si posa lo sguardo direttamente sulla foresta viva che racchiude come fuori dal tempo e dallo spazio. Il luogo perfetto per un ritiro di gruppo, di famiglie o semplicemente la sosta di camminatori come noi che desiderano incontrare chi abita e riabita l’Aspromonte, partecipando alla sua quotidianità.
Così passiamo il pomeriggio controllando gli animali nei loro recinti, scambiando versi con il leggendario maiale nero d’Aspromonte, che non di rado scardina la rete e va a farsi un giro, e portando al passo cavalli, pony e asino, colorata truppa che non perde occasione di rattellarsi un po’ di fieno.
La sera attorno al camino è il momento delle storie, più che ritratti sono squarci sulla tela che aprono dimensioni inattese e profondissime su questa terra, il suo passato, il suo presente. Contraddizioni, speranze, depressioni, e una vitalità sottile, impellente.


Le terre dei Greci

Cosimo e suo figlio Federico resistono sull’Aspromonte, a Cànolo, e sono tra i veterani dell’ospitalità per il Sentiero del Brigante. Negli anni si sono documentati ampiamente sulle origini e le storie di questa zona della Calabria, vera e propria culla della civiltà della Magna Grecia, e poi teatro di battaglie romane tra cui lo spettacolare asserragliamento di Spartaco, lo schiavo ribelle in marcia per sabotare le derrate alimentari di Roma prodotte in Sicilia.
A sentire loro, pare che fossimo i primi camminatori ad affrontare qualche tappa del cammino in inverno pieno. E molti ci avevano messo in guardia dal selvaggio Aspromonte. Ma una giornata di sole come questa ci ha permesso di affrontare senza problemi 25 km di sentiero a oltre 1000 metri di altitudine, zaino in spalla, senza incontrare anima viva (tranne le vacche sacre), sperduti tra faggi secolari, ruscelli e pinete monumentali.
Cosimo e Federico hanno preparato una cena davanti al caminetto acceso che ci ricorderemo per anni, un sugo al maiale selvatico che ci ha donato proprio il sapore unico di una terra unica. Abbiamo chiacchierato fino a tardi di storia, leggende, meraviglie e anche delle grandi sofferenze e ingiustizie che tutt’oggi martoriano queste lande.
Al mattino Federico ci ha portati a vedere dall’alto le Dolomiti del Sud, dove a volte va ad arrampicare. Un giovane che è rimasto, conscio della grande sfida, appassionato di boschi e montagne, di mare e orizzonti.
Poi abbiamo rimesso lo zaino in spalla, attinto l’acqua ad una sorgente gelida, e ripreso a camminare su dolci crinali tra foresta e balconi sulla costa ionica. Con tanta voglia di aiutare a promuovere questo progetto di cammino sociale, portando altri amici a viverlo, incoraggiando i suoi fautori a resistere. Perché questi luoghi diventino ciò che sono, realizzino e sentano riconosciuta quella bellezza ancestrale che – ci sarà un motivo – già 2500 anni fa suscitava arte, cultura, comunità.


Social story

Incontro col Sentiero del Brigante in Aspromonte

C'è un cammino speciale in Aspromonte, nel profondo sud italiano. Si chiama Sentiero del Brigante ed è nato nel 1985 da un gruppo di appassionati, stanchi di vedere la loro terra spopolarsi e diventare solo famigerata per i rapimenti e la criminalità organizzata.Insomma, un cammino sociale a suo modo, per offrire un'esperienza diversa della montagna calabrese, della sua ricchissima storia, dei suoi paesaggi mozzafiato, della sua gente da scoprire.A Capodanno siamo andati a farne qualche tappa, e abbiamo conosciuto Sandro, che da 30 anni se ne prende cura, oggi insieme a suo figlio Nicola.Gli abbiamo chiesto un breve racconto di questa esperienza che può essere di ispirazione per un cammino appena nato come il nostro.Ecco cosa ci ha detto.

Pubblicato da Il Cammino dei Ribelli su Venerdì 31 gennaio 2020
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Nel cuore dell’Aspromonte c’è un luogo contraddittorio e affascinante come questa terra. E’ il Villaggio Zervò, un ex sanatorio del Ventennio, poi comunità per tossicodipendenti, che oggi accoglie la sfida di don Benedetto Rustico, parroco a Oppido Mamertina nella piana di Gioia Tauro. L’enorme edificio a tre piani si staglia nella foresta di faggi e abeti, contornato da recinti, stalle e giardini. Con l’enorme sforzo che si può immaginare per una struttura così sproporzionata e vetusta, don Benedetto sta provando a impiantare stabilmente qui una comunità di riabilitazione per detenuti alle pene alternative o ex detenuti. Si chiama “Insieme per ripartire”, ed è la scommessa di riconciliare al lavoro, alle relazioni e alla cura del territorio persone che hanno affrontato anni di carcere. Un’altra parte della casa è diventata ostello per gruppi ed escursionisti, con camere doppie e triple e un riscaldamento a legna – qui non ne manca – che alimenta i termosifoni. Dalle finestre si posa lo sguardo direttamente sulla foresta viva che racchiude come fuori dal tempo e dallo spazio. Il luogo perfetto per un ritiro di gruppo, di famiglie o semplicemente la sosta di camminatori come noi che desiderano incontrare chi abita e riabita l’Aspromonte, partecipando alla sua quotidianità. Così passiamo il pomeriggio controllando gli animali nei loro recinti, scambiando versi con il leggendario maiale nero d’Aspromonte, che non di rado scardina la rete e va a farsi un giro, e portando al passo cavalli, pony e asino, colorata truppa che non perde occasione di rattellarsi un po’ di fieno. La sera attorno al camino è il momento delle storie, più che ritratti sono squarci sulla tela che aprono dimensioni inattese e profondissime su questa terra, il suo passato, il suo presente. Contraddizioni, speranze, depressioni, e una vitalità sottile, impellente. #villaggiozervò #cooperativasegno https://zervo.jimdofree.com/ @parcoaspromonte @sentierodelbrigante

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Cosimo e suo figlio Federico resistono sull’Aspromonte, a Cànolo, e sono tra i veterani dell’ospitalità per il @sentierodelbrigante. Negli anni si sono documentati ampiamente sulle origini e le storie di questa zona della Calabria, vera e propria culla della civiltà della Magna Grecia, e poi teatro di battaglie romane tra cui lo spettacolare asserragliamento di Spartaco, lo schiavo ribelle in marcia per sabotare le derrate alimentari di Roma prodotte in Sicilia. A sentire loro, pare che fossimo i primi camminatori ad affrontare qualche tappa del cammino in inverno pieno. E molti ci avevano messo in guardia dal selvaggio Aspromonte. Ma una giornata di sole come questa ci ha permesso di affrontare senza problemi 25 km di sentiero a oltre 1000 metri di altitudine, zaino in spalla, senza incontrare anima viva (tranne le vacche sacre), sperduti tra faggi secolari, ruscelli e pinete monumentali. Cosimo e Federico hanno preparato una cena davanti al caminetto acceso che ci ricorderemo per anni, un sugo al maiale selvatico che ci ha donato proprio il sapore unico di una terra unica. Abbiamo chiacchierato fino a tardi di storia, leggende, meraviglie e anche delle grandi sofferenze e ingiustizie che tutt’oggi martoriano queste lande. Al mattino Federico ci ha portati a vedere dall’alto le Dolomiti del Sud, dove a volte va ad arrampicare. Un giovane che è rimasto, conscio della grande sfida, appassionato di boschi e montagne, di mare e orizzonti. Poi abbiamo rimesso lo zaino in spalla, attinto l’acqua ad una sorgente gelida, e ripreso a camminare su dolci crinali tra foresta e balconi sulla costa ionica. Con tanta voglia di aiutare a promuovere questo progetto di cammino sociale, portando altri amici a viverlo, incoraggiando i suoi fautori a resistere. Perché questi luoghi diventino ciò che sono, realizzino e sentano riconosciuta quella bellezza ancestrale che – ci sarà un motivo – già 2500 anni fa suscitava arte, cultura, comunità. @parcoaspromonte #Calabria #trekking #camminosociale

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.