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Il vescovo si dimette per fare spazio ai giovani – Vino Nuovo

Proprio alla vigilia del Sinodo dei giovani è arrivato un gesto inatteso e profetico

di Giacomo D’Alessandro

È in buona salute, non così anziano, una carriera di incarichi tutt’altro che conclusa, così come i progetti pastorali e sociali nella diocesi. E invece, spiazzando tutti, il Vescovo ha deciso di dimettersi e di rispondere ad una nuova vocazione che sente nel cuore: entrare in monastero, lasciare tutto, andare all’essenziale di una vita di preghiera, lavoro e fraternità. Papa Francesco ha accettato questa singolare richiesta il 14 settembre scorso. E così una personalità di spicco del Paese, con incarichi in Vaticano e ancora diversi anni di governo davanti a sé, ha fatto un clamoroso gesto di povertà, di rinuncia, di libertà.

“Rinuncio a quelle che io chiamo le vanità episcopali” ha detto in un’intervista, dopo essersi spogliato in cattedrale di tutti i simboli e i paramenti del caso. “Realizzo la mia decrescita felice” ha spiegato ad alcuni suoi preti. Ma soprattutto “penso sia saggio lasciare ad altri più giovane e capace di amministrare una Chiesa locale in crisi positiva di crescita”, ha scritto in una lettera ai suoi collaboratori. “Il superiore della comunità che mi ospiterà, un giorno ha detto giocosamente a un vescovo: lei che è stato tanto tempo vescovo, venga al monastero per morire come cristiano. Quando mi è stato riferito questo invito fatto a un vescovo io mi sono detto: “questo é per me”, ed ora il Signore lo sta realizzando. Ringrazio e ricordo tutti. Non fuggo dal mondo, ma entro nel mondo da una dimensione diversa, la dimensione di Dio”.

Un gesto inatteso e profetico che arriva in un momento di plurime crisi per la Chiesa, innanzitutto crisi di credibilità legata agli scandali degli abusi sessuali, abusi di potere e di coscienza, che affondano le radici nella piaga del clericalismo – come più volte ha rimproverato papa Francesco.

E secondariamente un gesto arrivato proprio alla vigilia del Sinodo sui Giovani, dagli esiti ancora imprevedibili, con il quale la Chiesa cerca di smarcarsi dall’angolo “gerontocratico” che la rende troppo distante dal mondo giovanile, mettendo a rischio la stessa trasmissione del Vangelo e della fede alle nuove generazioni.

Un vescovo che si rende conto di doversi “togliere” per lasciare spazio a energie più giovani, ad esperienze più dinamiche e vicine al mondo contemporaneo, mostra una lucidità spiazzante, rara all’interno della gerarchia ecclesiastica, dove spesso il richiamo del cursus honorum è comunque più forte e le posizioni di potere acquisite non si lasciano scalfire. Ma è anche un gesto che dimostra la profonda libertà interiore di cui a qualunque età, in qualunque ruolo, si può essere capaci, ascoltando la voce dello Spirito nel proprio percorso di vita.

Così, mentre la chiesa si chiede chi siano oggi i giovani, cosa abbiano da dire, come fare per creare spazi anche decisionali che li includano da protagonisti, un vescovo in carriera offre la sua rinuncia – non richiesta da alcuna situazione contingente nè da alcuna prassi ecclesiale – perché si rende conto che la sua chiesa locale ha bisogno di cambiare, di rinnovarsi, di aprire nuove stagioni. E così ha bisogno anche lui.

Ammirandone il coraggio, la libertà e la lungimiranza, non si può dunque che ringraziare monsignor Lorenzo Voltolini, 70 anni, vescovo di Portoviejo in Ecuador, reduce dalla gestione della drammatica emergenza terremoto del 2016, per la sua profetica ed esemplare audacia nell'”imparare a congedarsi”.

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.