Ecuador

Ecuador: 20 giorni, 22 incontri, 54 ore in bus

Lasciamo l’Ecuador stupiti di un paese tanto ricco di bellezza e vitalità. Dove si incontra l’Oceano e le sue lunghe spiagge sabbiose, ma anche l’Amazzonia rigogliosa con i suoi fiumi inarrestabili. Dove fiorenti campagne curate da famiglie di campesinos sotto un cielo impressionista lasciano il passo a cittadine e villaggi di case basse, dove assaggiare riso con carne, pesce, verdure. 20 giorni di viaggio in Ecuador ci hanno permesso di incontrare progetti sociali di ogni tipo, e di godere della splendida ospitalità di tante persone diverse. Ecco chi sono, cosa fanno e perché siamo loro tanto grati: A Quito Madre Leonor e le Sorelle della Fanciullezza, che – con l’aiuto di Casa Alessia onlus – si prendono cura di bambini e ragazzi sottratti a situazioni disastrate e alla strada, aiutandoli nello studio e nella formazione, accudendoli con affetto. Tutti i bambini del loro Centro Madre Flora Pallotta, che in pochi giorni ci hanno dato affetto, sorrisi, pianti, sguardi, coinvolgendoci nei loro giochi. José Cidney Alvez dei Padri Cavanis di Quito, attivo nella formazione giovanile, che ci ha raccontato la sua esperienza di “prete del popolo” dal Brasile all’Ecuador, e l’impatto della Teologia della Liberazione nell’America Latina del Novecento.

Anna e Rosi, due ragazze italiane in servizio civile a Lago Agrio con CEFA onlus, per averci ospitato e guidato 4 giorni alla scoperta di un territorio amazzonico e petrolero ricco di contraddizioni e di curiosità significative. Andrea Cianferoni, attuale responsabile del progetto di CEFA onlus a Lago Agrio, dove si coopera affinché i piccoli produttori e campesinos possano aggregare il proprio prodotto ed essere competitivi sul mercato nazionale. Un italiano trapiantato da 20 anni in Ecuador che ci ha fornito un importante quadro generale di contesto. Donald Moncayo, da vittima della contaminazione petrolifera ad attivista per l’Amazzonia, artefice del Toxic Tour, che ci ha condotti a toccare con mano i danni irreversibili di contaminazione del terreno e delle acque, di cui sono colpevoli di fronte all’umanità compagnie ancora impunite come Texaco. Alex, che ci ha portato a conoscere il progetto dei Recycladores di Lago Agrio, nato per includere, tutelare e organizzare i molti rifugiati, senzatetto e svantaggiati che vivono separando e rivendendo materiali riciclabili dai rifiuti urbani. Laura, Paola, Dino, Fiorella, italiani in servizio civile per Engim onlus a Tena, Amazzonia del Sud, ci hanno ospitati nella grande Casa Bonucheli ed attorno a una pizza gigantesca ci hanno raccontato le loro esperienze in giro per il mondo ed ora in Ecuador, lavorando nelle scuole Kichwa tra gli indigeni. Paulo, operatore sociale in campo agricolo con gli indigeni Kichwa di Tena, ci ha raccontato come si lavora la terra con tecniche autoctone in questa parte di Amazzonia, e come sia vitale per il benessere dei villaggi.

A San Vicente don Juan Carlos Loor ci ha riservato con la sua famiglia un’ospitalità principesca, facendoci godere la vita marittima di questa zona che solo un anno e mezzo fa è stata devastata dal terremoto. Con lui abbiamo visitato i villaggi più sperduti di campesinos e quelli della costa. Tito e la sua famiglia, i suoi due bambini, rifugiati dal Venezuela per il caos seguito alla morte di Chavez. Si sono presi cura di noi nel soggiorno a San Vicente ed hanno volentieri condiviso la loro esperienza di migranti, al contempo dandoci preziose informazioni per capire meglio la realtà latinoamericana. Il giovane architetto David Palacio ci ha raccontato la sua esperienza nel terremoto e come sta lavorando materialmente per la ricostruzione di case popolari, parrocchie, luoghi di aggregazione. A Portoviejo il vescovo Lorenzo Voltolini per la sua testimonianza di vita tra gli indigeni, di cui ha appreso l’idioma e la cultura del buen vivir, e il suo impegno sociale e formativo nella regione del ManabÌ.

Veronica, David, Dyllan, RocÌo, Roy, Milton e la loro Aguelita, un’intera famiglia che si è spesa in tutto e per tutto nell’accoglierci e guidarci alla scoperta della capitale economica ecuadoriana, una distesa inabbracciabile di oltre 3 milioni di persone. Hanno capito perfettamente lo spirito del nostro viaggio, portandoci a camminare nelle periferie più problematiche. Ci hanno cucinato ogni sorta di specialità tipica. Ci hanno voluto bene come dei figli, e raccontato la loro esperienza di migranti di ritorno dall’Europa.Un grazie speciale anche a tutte le persone che ci hanno dato informazioni, contatti e opportunità per questo viaggio ecuadoriano prima di partire. Giovanni Mairati di Casa Alessia onlus, Matteo Moretti, Alice Fanti di CEFA onlus, le preziose amiche genovesi Violeta, Katheryn ed Estefany.

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.