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Non si arriva alla Ciudad Perdida

Non tutti possono vedere la Ciudad Perdida, nella Sierra Nevada del nord della Colombia. Perché alla Ciudad Perdida si arriva solo camminando, zaino in spalla, per 4 giorni nella foresta equatoriale.

Si cammina a piccoli gruppi, ciascuno con una guida di riferimento. Per noi è stato Miguel, un indigeno di etnia Wiwa di 19 anni, apprendista sciamano. Silenzioso e presente, si muoveva in un ambiente per lui naturale fin dalla nascita.

Si passa la notte nei letti a castello in legno disposti sotto una tettoia di lamiera. Tra noi e la foresta notturna solo una labile ma essenziale zanzariera. Quattro giorni di cammino, otto ore al giorno, tre notti in foresta, zaini piccoli ma stipati per far fronte ad un clima imprevedibile (piogge torrenziali, umidità alle stelle, sole scottante, notti quasi fredde).

Il cammino alla Ciudad Perdida consente un privilegio raro: osservare, sfiorare, la vita autentica delle comunità indigene che qui ancora vivono. Non sono folklore da turisti. Non ti guardano nemmeno in faccia, specie i bambini che corrono a piedi nudi nella foresta per andare a scuola. Non imparano neanche lo spagnolo, tanto poca è la necessità di interfacciarsi con il “sistema”. Hanno villaggi di capanne, costruite con legno, fango e piante essiccate. Vivono dell’acqua dei ruscelli e del fiume che accompagna tutto il sentiero, e nel quale si può fare un bagno rigenerante a fine tappa.

Il cammino è un potente filtro contro i turisti da consumo “mordi e fuggi”: per venire alla Ciudad Perdida bisogna crederci, giocarsi fisicamente e mentalmente per affrontare questa immersione totale nella vita della foresta e della sierra. Ci si espone alla fatica, all’incontro, al silenzio, al fango, agli insetti, al caldo umido, alla brezza vitale, alle piante gigantesche e monumentali, agli animali selvatici, ai serpenti…

Si ha tutto il tempo di assaporare questo mondo, così lontano, così vicino, di entrare nella cultura indigena che costruì millenni addietro (IX secolo?) questa città sacra, scoperta dagli occidentali pochi decenni fa (1972). Anche detta Teyuna, doveva essere il centro vitale dei villaggi Tairona, antenati delle attuali etnie indigene. Sui 169 gradoni in pietra abitavano almeno 3000 persone.

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Camminatore, comunicatore e musicista, Giacomo D'Alessandro vive a Genova. Le prime tracce di un blog ispirato alla figura del "ramingo" sono del settembre 2006. Una lunga e variopinta avventura tra il camminare e il raccontare, in tanti modi, grazie a tanti compagni di viaggio.